
Cosa vedere al Castillo San Felipe di Cartagena de Indias, ColombiaVale la pena entrare?
Se vai a Cartagena de Indias, il Castillo San Felipe de Barajas deve essere nella tua lista dei posti da visitare. Già dalla strada fa colpo, ma quello che c’è dentro non ha paragoni. Queste sono le cinque cose da non saltare, e l’ultima è quella che proprio non puoi perderti.
Orari
7:00 – 18:00
Ingresso
38.000 COP
Visita
1 h 30 min
Audioguida
Su LightUp
Argomenti
I tunnel sotterranei
I tunnel sotterranei sono impressionanti e sono ciò che la gente ricorda di più: passaggi stretti e bui che attraversano l’interno della collina. La prima cosa che sorprende è la temperatura. Fuori, a Cartagena, ci sono 30 gradi e, all’improvviso, entri in questi tunnel freschi e ti sembra di essere stato trasportato altrove. Il suono cambia e, se cammini piano, senti perfino il tuo respiro.
Attenzione però: solo una parte della rete di tunnel è aperta al pubblico, quindi non aspettarti di percorrerla tutta. Quello che si può vedere basta per capire perché tutti escono parlandone.
E se qualcuno ti dice che uno di essi arriva fino alla Cattedrale, sorridi: è una leggenda ripetuta all’infinito, ma non è vera.
Le rampe e le mura
Dall’ingresso, in basso, il castello si innalza sulla collina di San Lázaro, a circa 40 metri sopra la città, e l’unico modo per salire è a piedi, lungo le sue rampe di pietra. Man mano che sali, le mura ti circondano e il castello sembra sempre più grande: muri spessi e inclinati che sembrano nascere dalla collina stessa. Sali con calma, goditi la brezza del mare e guarda indietro ogni tanto: la città resta pian piano ai tuoi piedi.

Le garitte e le batterie: dove stavano i cannoni
Prima di tutto, cos’è una garitta? È una torretta rotonda che sporge dall’angolo di un muro, ed era la postazione delle sentinelle, i soldati che sorvegliavano il castello giorno e notte. Da lì controllavano il mare, la baia e le strade che portavano in città, al riparo dal sole, dalla pioggia e dagli spari, guardando da finestrelle strette senza farsi vedere. Quelle del San Felipe sono in stile rinascimentale, con il tetto a cupola, e dentro ci sta a malapena una persona. Affacciati e guarda la città come la vedevano loro: non è un caso che le garitte siano diventate uno dei simboli di Cartagena e che quasi tutti si scattino qui la foto ricordo.
Intorno a loro ci sono le batterie, le piattaforme dove si collocavano i cannoni. Il castello ne ha sette e ognuna ha il suo nome: San Lázaro, Santa Bárbara, La Redención, San Carlos, Los Doce Apóstoles, La Cruz ed el Hornabeque. Cercale mentre sali; quella di Los Doce Apóstoles era la più potente di tutto il castello.

La vista dall’alto
Quando arrivi in cima, capisci perché ne è valsa la pena. Da un lato hai la città murata con i suoi tetti di tegole; dall’altro, i palazzi di Bocagrande affacciati sul mare, la collina di La Popa e buona parte della baia. Con il vento in faccia e l’intera città davanti, è uno dei migliori belvedere di Cartagena, soprattutto nel tardo pomeriggio, quando la luce diventa dorata.
Ascoltare la sua storia mentre cammini
Le pietre colpiscono, ma da sole non raccontano cosa è successo qui. Quella storia te la racconta una gemma di LightUp, come chiamiamo le nostre audioguide: quella del Castillo San Felipe de Barajas, una narrazione splendida realizzata da Descubre Cartagena. Si vede che conoscono bene l’argomento: la storia ti cattura dall’inizio alla fine e i suoni d’ambiente ti portano dritto dentro ogni momento. La ascolti sul tuo telefono, al tuo ritmo, mentre giri per il castello.
Premi play all’ingresso, accanto alla statua di Blas de Lezo, mentre fai la fila, e arriverai alle mura sapendo già cosa stai per vedere.
Descubre Cartagena
Guide locali a Cartagena de Indias · Audioguida del Castillo San Felipe
Audioguide di questa tappa
Vale la pena entrare?
Sì, senza dubbio. Da fuori vedi solo un muro imponente; il fresco dei tunnel, la foto nella garitta e la vista dall’alto si vivono solo dentro. Calcola almeno un’ora e mezza per visitarlo senza fretta.
Vai presto o nel tardo pomeriggio: a mezzogiorno il sole picchia forte e c’è parecchia salita. Porta acqua, un cappellino e scarpe comode.

Cosa sapere prima di andare
Orari: aperto tutti i giorni, dalle 7:00 alle 18:00.
Prezzo: nel 2026 il biglietto intero costa 38.000 COP, e 33.000 COP per i colombiani. Entrano gratis i colombiani over 62, i bambini sotto i 6 anni e, in alcune domeniche dell’anno, tutti i colombiani. Le tariffe cambiano ogni anno, quindi verificale in biglietteria.
Come arrivare: da Getsemaní sono circa 15-20 minuti a piedi, in piano fino all’ultimo tratto, che sale. In taxi ci metti 5-10 minuti dal centro storico. Se vai in auto, c’è un parcheggio sull’avenida Antonio Arévalo e un altro vicino al monumento degli Zapatos Viejos.
All’ingresso ti accoglie la statua di Blas de Lezo, donata dalla Spagna nel 1955. Guarda bene: lo chiamavano «Patapalo» («Gamba di legno») perché aveva perso una gamba, un braccio e un occhio in battaglie precedenti, ed è così che lo ritrae la statua.
Sedia a rotelle e mobilità ridotta: le zone basse si possono visitare grazie alle rampe, ma i tunnel e le parti alte hanno scale, pietre irregolari e passaggi stretti, e in sedia a rotelle sono molto difficili o impossibili. Se è il tuo caso, chiedi in biglietteria quale percorso puoi fare.
Vicino al castello: gli Zapatos Viejos
Quando esci, fai due passi fino al monumento degli Zapatos Viejos («Scarpe vecchie»): un paio di stivali giganti ispirati alla poesia «A mi ciudad nativa» («Alla mia città natale») di Luis Carlos López, il poeta di Cartagena, che dice che la città gli ispira «ese cariño que uno le tiene a sus zapatos viejos» («quell’affetto che si ha per le proprie scarpe vecchie»). La gente si infila dentro gli stivali per la foto, ed è una delle più curiose che puoi portarti a casa da Cartagena.
Foto: Bernard Gagnon, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
Audio guides in Cartagena
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